Bologna (giovedì, 28 agosto 2025) — A Bologna torna al centro del dibattito pubblico il tema del crack, la cosiddetta “droga dei poveri”, meno costosa della cocaina ma estremamente pericolosa. La recente iniziativa del Comune di distribuire gratuitamente pipe monouso per il consumo della sostanza ha scatenato polemiche politiche, ma è stata difesa dall’assessora Matilde Madrid come misura di riduzione del danno, volta a prevenire malattie infettive come epatite C, B e HIV derivanti dall’uso di strumenti condivisi o poco igienici.
di Virginia Spennacchio
Il termine “crack” nasce come onomatopea per descrivere il crepitio dei cristalli della sostanza quando vengono riscaldati. Negli Stati Uniti degli anni ’80 indicava una forma economica di cocaina, ottenuta bollendo la pasta di cocaina con bicarbonato di sodio o ammoniaca, poi fumata tramite apposite pipette o miscelata con tabacco. La sua diffusione si è concentrata inizialmente nelle comunità afroamericane e ispaniche, ma oggi interessa diverse fasce sociali. Gli effetti sul corpo e sulla mente sono gravi: la sostanza provoca forte dipendenza psichica, psicosi, deliri persecutori, aggressività e alienazione.
Un consumo prolungato può portare a complicazioni fisiche acute, tra cui overdose, arresto respiratorio o cardiaco, ictus e infarto. Studi indicano che tra i consumatori, il 17% manifesta disturbi dell’umore, fino all’84% sviluppa psicosi persecutorie, e circa un quinto presenta tratti antisociali che si aggravano con l’assunzione. In Italia, secondo il Drug Report 2025, i principali Paesi con consumatori di crack sono Spagna, Italia, Francia, Belgio e Irlanda, con una prevalenza maschile del 78%. L’età media del primo uso è 24 anni, con primo trattamento a 36 anni. Il costo di una dose varia tra 5 e 30 euro a seconda delle regioni.
A Bologna il fenomeno è in aumento: i dati del Sert registrano 518 utenti in carico nel 2025, in crescita rispetto ai 353 del 2023 e ai 456 del 2024. L’iniziativa delle pipe gratuite, già sperimentata a Palermo, prevede la distribuzione di 300 strumenti al costo di circa 3.500 euro. L’obiettivo dichiarato è ridurre i rischi sanitari legati al consumo, riconoscendo l’impossibilità pratica di impedire l’uso della sostanza. La discussione resta accesa tra chi ritiene necessaria la prevenzione e chi critica la misura come incentivo al consumo, mentre la città si trova a fronteggiare una crescente emergenza legata a questa droga ad alto rischio.
Last modified: Agosto 28, 2025

