Bologna (giovedì, 19 marzo, 2026) — L’intelligenza artificiale è già entrata nelle abitudini quotidiane degli studenti, ma la scuola italiana appare ancora incerta su come gestirla. È questo il nodo centrale dell’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia, in programma il 20 e 21 marzo a Bologna, che pone una domanda destinata a far discutere: se l’IA è in grado di scrivere testi, riassumere libri e correggere errori, ha ancora senso insegnare a leggere e scrivere come in passato?
di Martina Santucci
L’evento riunirà esperti provenienti da diversi ambiti, tra cui neuroscienziati, pedagogisti e dirigenti scolastici, con l’obiettivo di analizzare l’impatto della trasformazione digitale sull’apprendimento, in particolare per gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Secondo Giacomo Stella, direttore scientifico di SOS Dislessia, il rischio principale è che la scuola rimanga ancorata a modelli superati, rispondendo al cambiamento con divieti e diffidenza invece che con strategie innovative e inclusive.
Il tema riguarda una fetta significativa della popolazione scolastica: in Italia oltre il 5% degli studenti presenta una diagnosi di DSA. Per questi ragazzi, strumenti come la sintesi vocale, i software di scrittura e le applicazioni basate sull’intelligenza artificiale rappresentano un supporto fondamentale. Le ricerche evidenziano come tali tecnologie possano migliorare la motivazione, rafforzare l’autostima e favorire risultati scolastici più efficaci, consentendo di concentrarsi maggiormente sulla comprensione e sul pensiero critico.
Tuttavia, gli esperti sottolineano che la tecnologia, da sola, non basta. I benefici si manifestano pienamente solo quando gli strumenti digitali vengono integrati in contesti educativi preparati, con docenti formati e ambienti realmente inclusivi. In caso contrario, il rischio è quello di generare nuove forme di esclusione, meno evidenti ma altrettanto rilevanti.
Il convegno affronterà anche il cambiamento più ampio che riguarda il modo di apprendere: oggi si legge sempre più su schermi, si scrive meno a mano e si delegano molte funzioni cognitive agli strumenti digitali. In questo scenario, la scuola è chiamata a ridefinire il proprio ruolo, non più limitato alla trasmissione di contenuti, ma orientato a sviluppare capacità critiche e competenze per orientarsi nel flusso continuo di informazioni.
La sfida, dunque, non è scegliere tra tradizione e innovazione, ma comprendere quale tipo di cittadini formare in un mondo già profondamente trasformato dalla tecnologia.
Last modified: Marzo 19, 2026


