Bologna (giovedì, 28 agosto 2025) – Decine di scritte offensive contro le donne sono state rinvenute lungo il portico di San Luca, patrimonio Unesco e simbolo della città, suscitando indignazione e allarme. I graffiti non si limitano a parole volgari e minacce, ma in alcuni casi riportano anche dati sensibili delle vittime, come nome, numero di telefono e luogo di residenza, configurando episodi di “doxing”, ossia la pubblica esposizione di informazioni private con intenti intimidatori.
di Virginia Spennacchio
A denunciare la situazione è stata l’avvocata Camilla Guidotti, attiva nella tutela dei diritti antidiscriminatori, che definisce l’atto “una violenza reale”. In un post su Instagram, Guidotti ha raccontato il suo shock nel constatare come le scritte degradino e umilino le donne, trasformando i loro corpi in oggetti da possedere e marchiare. L’avvocata ha sottolineato che non si tratta di scherzo o vandalismo, ma di violenza che può costituire reato, e che le vittime hanno la possibilità di denunciare tali atti come persecuzione.
Le scritte sono state rinvenute lungo tutto il portico, comprese zone recentemente restaurate, e verranno rimosse al più presto. Tuttavia, come evidenzia Guidotti, l’odio veicolato attraverso questi graffiti resta nella mente di chi li ha creati e rappresenta un messaggio intimidatorio per chiunque vi passi. Il portico di San Luca era già stato al centro delle cronache a maggio, quando alcuni ciclisti avevano percorso in discesa il lungo percorso, causando polemiche e scuse pubbliche.
In questo caso, invece, non si prevedono riparazioni pubbliche da parte degli autori, e il post di Guidotti ha suscitato anche reazioni contrastanti da parte di alcuni cittadini, che minimizzano il gesto. L’avvocata replica che banalizzare simili offese equivale a giustificare indirettamente violenze e femminicidi.
La vicenda richiama l’attenzione sull’importanza della tutela del patrimonio artistico e culturale della città, ma anche sul rispetto della dignità e della sicurezza delle donne.


