Scritto da 4:25 pm Bologna, Attualità

Sfratti e diritto alla casa, il caso di via San Carlo accende il dibattito

Bologna (giovedì, 19 marzo, 2026) — Torna al centro dell’attenzione il tema dell’emergenza abitativa dopo il rinvio dello sfratto in via San Carlo, un caso che mette in luce le difficoltà di chi vive situazioni di fragilità e, allo stesso tempo, le criticità affrontate dai proprietari di immobili. A intervenire è Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare, che chiede risposte concrete da parte delle istituzioni.

di Martina Santucci

Al centro della vicenda ci sono due realtà contrapposte: da un lato Alessandra, madre con una bambina di tre anni, alle prese con una situazione abitativa complessa; dall’altro il proprietario dell’immobile, che da mesi non percepisce il canone di affitto ma continua a sostenere spese e imposte. “I proprietari non possono fare da ammortizzatori sociali”, sottolinea Zanni, evidenziando come il peso delle difficoltà abitative non possa ricadere sui singoli cittadini.

Secondo il presidente di Confabitare, la soluzione deve arrivare dal sistema pubblico. In particolare, Zanni indica la necessità di un intervento da parte della Fondazione Abitare Bologna, ritenuta il luogo deputato alla gestione di queste emergenze. “Una madre con una figlia non può essere lasciata sola, ma non si può nemmeno alimentare uno scontro tra cittadini”, osserva, invitando a spostare l’attenzione sulle responsabilità istituzionali.

Non manca una critica al modo in cui la vicenda è stata raccontata pubblicamente. Zanni esprime disappunto per le etichette attribuite al proprietario, come quella di “palazzinaro”, considerate fuorvianti e ingiuste. “I proprietari sono cittadini come gli altri e spesso subiscono le conseguenze di politiche abitative inefficaci”, afferma.

Un ulteriore punto riguarda la questione dei punteggi per l’accesso alle graduatorie Acer, su cui, secondo Zanni, è necessario fare chiarezza. Esistono infatti differenze tra sfratto per fine locazione, morosità colpevole e morosità incolpevole, e da queste dipende l’eventuale incidenza sulle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi pubblici.

La vicenda riaccende così il dibattito sul diritto alla casa e sulle responsabilità delle istituzioni. Per Zanni, il principio resta chiaro: garantire l’accesso all’abitazione è un compito pubblico e non può essere trasferito sui privati, chiamati troppo spesso a sostenere costi e conseguenze di un sistema che fatica a dare risposte tempestive.

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Last modified: Marzo 19, 2026
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