Bologna (mercoledì, 13 agosto 2025) — Quasi la metà dei detenuti presenti nella casa circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna vive una condizione di tossicodipendenza certificata. I dati, resi noti dalla Camera penale bolognese dopo una visita all’istituto nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Ferragosto in carcere”, parlano di 358 persone su un totale di 787 ristretti.
di Virginia Spennacchio
Il dato assume ancora più rilievo se confrontato con la capienza regolamentare della struttura, pari a 457 posti, evidenziando una situazione di forte sovraffollamento. Dei detenuti presenti, 569 stanno scontando una condanna definitiva, mentre 218 sono in attesa di giudizio. Nel solo mese di luglio si sono registrati 100 nuovi ingressi, segnale di un flusso costante in entrata.
Un altro aspetto significativo riguarda la presenza straniera: i cittadini di origine non italiana sono 438, più della metà della popolazione carceraria. Tuttavia, secondo la Camera penale, l’elemento più preoccupante riguarda proprio l’area sanitaria. Le persone tossicodipendenti, osservano i rappresentanti, dovrebbero poter scontare la pena in luoghi di cura adeguati, e un loro inserimento in comunità terapeutiche permetterebbe di ridurre di quasi la metà il numero di presenze alla Dozza, contribuendo in maniera decisiva ad affrontare il problema del sovraffollamento.
L’analisi non si ferma qui. La relazione evidenzia anche il dramma delle morti in carcere: dall’inizio del 2025 sono stati registrati 146 decessi tra i detenuti in Italia, di cui 30 per cause ancora da accertare e due proprio nell’istituto bolognese. Il tasso di suicidi raggiunge il 31,5%, un indicatore che i penalisti definiscono allarmante, sottolineando come dietro ai numeri ci siano vite spesso giovanissime, incapaci di resistere alle difficoltà e alla mancanza di prospettive all’interno delle mura carcerarie.
Per i rappresentanti della Camera penale, tra cui il presidente Nicola Mazzacuva, il segretario Carlo Machirelli e il responsabile dell’Osservatorio “Diritti umani, carcere e altri luoghi di privazione della libertà” Luca Sebastiani, la priorità deve essere un cambiamento strutturale nell’approccio alla detenzione, con maggiore attenzione alla salute e al reinserimento sociale.
Last modified: Agosto 13, 2025

