Segrate (martedì, 2 settembre ) — Emilio Fede si è spento all’età di novantaquattro anni nella residenza per anziani San Felice di Segrate, dove viveva da tempo. Accanto a lui, negli ultimi momenti, c’era la figlia Sveva, mentre l’altra figlia, Simona, non era presente. La notizia della sua morte, diffusa nel tardo pomeriggio del 2 settembre, ha chiuso il lungo percorso di un giornalista che per decenni è stato tra i volti più noti dell’informazione televisiva italiana, simbolo tanto del giornalismo d’assalto quanto della vicinanza al mondo politico e imprenditoriale di Silvio Berlusconi.
di Virginia Spennacchio
Il suo stato di salute era da tempo precario e negli ultimi giorni le condizioni si erano aggravate, fino a rendere inevitabile l’epilogo. Secondo persone vicine alla famiglia, fino a poco prima della crisi finale Fede era ancora lucido, ma da tempo la sua presenza pubblica si era rarefatta. A ricordarlo resta un video circolato in rete nei mesi scorsi, che mostrava i segni della malattia e della vecchiaia sul suo volto. La famiglia, fedele a una linea di grande riservatezza, ha mantenuto il silenzio fino all’ultimo e non ha ancora reso noto se la sepoltura avverrà a Milano o nella città natale di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. È invece stato confermato che i funerali si svolgeranno nella chiesa di Dio Padre a Segrate, giovedì 4 settembre.
La figura di Fede rimane legata in maniera indissolubile al rapporto con Berlusconi. Per anni fu considerato uno dei suoi uomini più vicini, non solo per motivi professionali ma anche per la frequentazione della vita privata e mondana. Non a caso, in passato circolò la voce che potesse trovare posto nel mausoleo di Arcore, ipotesi che con il tempo è svanita. In un’intervista di qualche anno fa aveva raccontato l’ammirazione per l’ex premier, sottolineando come il loro legame andasse oltre la semplice collaborazione giornalistica.
Negli ultimi anni la sua carriera aveva lasciato spazio a vicende giudiziarie e a momenti difficili, culminati con l’arresto a Napoli in età avanzata, un episodio che rappresentò un duro colpo per chi era stato inviato di guerra e direttore di telegiornali nazionali. La sua parabola, iniziata tra i riflettori e l’informazione di prima linea, si era chiusa con la solitudine di un uomo che aveva conosciuto potere, notorietà e scandali. La sua scomparsa lascia un segno nella storia della televisione e del giornalismo italiani, ricordato come un professionista capace di innovare ma anche di dividere, tra eccessi, contraddizioni e fedeltà mai nascosta a Berlusconi.
Last modified: Settembre 2, 2025

