Bologna (domenica, 17 agosto 2025) — Emilia-Romagna. Lo evidenzia una recente delibera di viale Aldo Moro che, fotografando il bilancio 2024, quantifica in 21,3 milioni di euro gli importi non riscossi dalle Aziende sanitarie. Una cifra quasi tripla rispetto ai 7,5 milioni del 2020.
di Virginia Spennacchio
La Regione, prendendo atto dell’ammanco, ha disposto una serie di azioni per potenziare le attività di recupero. Oltre al riavvio formale dei solleciti – sospesi durante la fase più acuta della pandemia – verranno avviate campagne di sensibilizzazione sul corretto pagamento del ticket e sull’obbligo di disdetta in caso di mancata visita. I cittadini, inoltre, potranno verificare direttamente la propria posizione attraverso i totem presenti in ambulatori e presidi, oppure tramite il Fascicolo sanitario elettronico.
L’aumento degli insoluti è legato in buona parte alla sospensione delle procedure di recupero nei mesi del Covid. Ma c’è anche un tema strutturale: molti dei pagamenti mancati riguardano accessi in Pronto soccorso riconducibili a utenti non rintracciabili o con dati anagrafici inesatti. Quando le verifiche non vanno a buon fine, il ticket diventa definitivamente inesigibile.
Il numero di cittadini raggiunti da una richiesta di regolarizzazione è passato da 88mila nel 2020 a quasi 246mila nel 2024.
Una situazione che per l’opposizione è il sintomo di un problema più profondo. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giancarlo Tagliaferri, parla di “ennesima spia di una gestione che rincorre i problemi invece di prevenirli”, sostenendo che “la sospensione dei solleciti disposta in emergenza Covid non è stata accompagnata da alcun piano di recupero progressivo, permettendo l’accumulo di debiti su debiti”.
Secondo Tagliaferri, “tocca alle Aziende sanitarie recuperare le somme, ma è la Regione che ha scelto di bloccare tutto senza prevedere un percorso graduale di ripresa”. La prospettiva, ricorda il consigliere, è quella di riuscire a chiudere la partita “forse entro il 2026”.
La delibera regionale prevede un monitoraggio costante dell’andamento delle somme non incassate da parte dell’assessorato alla Sanità, che entro la fine dell’anno dovrà valutare eventuali ulteriori misure.
Intanto resta aperta la questione di fondo: come conciliare il diritto all’accesso alle cure con la necessità di garantire risorse certe al sistema sanitario pubblico – soprattutto in un contesto in cui il fabbisogno cresce e la dinamica dei costi non accenna a diminuire.
Last modified: Agosto 17, 2025

