Bologna (domenica, 17 agosto 2025) — Bologna può essere a tutti gli effetti considerata la capitale italiana del gelato artigianale. Non solo per l’altissima concentrazione di laboratori in centro e in periferia, ma per una tradizione che affonda le radici nella storia gastronomica della città e si rinnova ogni giorno con creatività e tecnica. Nei quartieri storici, ancora oggi, molte gelaterie si chiamano «cremerie» e propongono un gelato ricco di uova, zucchero e materie prime di eccellenza, servito nelle tipiche cestine: cialde larghe alla base, perfette per contenere gusti generosi.
di Virginia Spennacchio
Ci sono insegne storiche come Cremeria Cavour e Cremeria Funivia, dove i grandi classici (fiordilatte, bacio con nocciole intere, zuppa inglese, panna cotta) convivono con ricette che omaggiano la città, come la Dotta o I Portici, oppure con gusti diventati ormai leggendari, come l’Alice al mascarpone e cioccolato fuso. Poco distante, Cremeria Mascarella e Cremeria Santo Stefano insistono sulla filiera corta e sul laboratorio a vista, inserendo nei loro gelati prodotti dell’Appennino bolognese, ricotte fresche, fichi caramellati, infusi al tiglio o alla malva. Il risultato è un gelato pieno di carattere, in grado di cambiare con le stagioni e di restare comunque riconoscibile.
A Bologna, però, c’è anche chi ha deciso di spingersi oltre la tradizione. In quartieri come la Bolognina o la zona universitaria si sono affermati artigiani che lavorano il gelato con il rigore di uno chef, sperimentando gusti gastronomici: Cremeria Scirocco, per esempio, propone focacce farcite e gelati salati al parmigiano, zucca e pepe o tonno e cipolla caramellata; Sablè Gelato utilizza ingredienti spontanei raccolti a mano — bacche di vaniglia rare, magnolia bianca, pepe andaliman — e li lavora in micro-lotti. Altrove, come da Stefino o Galliera49, vengono privilegiati prodotti biologici, tecniche sostenibili e sorbetti vegani e leggeri, pensati anche per chi ha intolleranze e problemi alimentari. Gelatauro, invece, si ispira alle ricette dei trattati rinascimentali e rielabora la “bomba dell’Orsini” o lo “zabaglione dell’inquisizione” con ingredienti contemporanei e attenzione maniacale alla stagionalità.
L’offerta della città si completa con laboratori rinomati come La Sorbetteria Castiglione e Schiavon Gelato, che hanno trasformato il gelato tradizionale in un prodotto raffinato, con gusti come crema al mascarpone e pinoli o ricotta con pere candite. Non mancano indirizzi più moderni e di quartiere, come Costa 39 o Emporio del Gelato, dove le ricette classiche convivono con abbinamenti originali a base di agrumi, fiori o frutta secca, e dove spesso il gelato viene servito anche sotto forma di torte, semifreddi o granite.
In pochi chilometri, insomma, Bologna propone un percorso unico nel mondo del gelato: si passa dalla gelateria classica alla bottega gastronomica, dal laboratorio sostenibile all’officina sperimentale. Qualunque sia l’approccio, una cosa è chiara: il gelato qui non è mai un semplice dessert, ma parte integrante della cultura cittadina e della sua identità culinaria. Chi arriva in città, non può che lasciarsi guidare dal profumo delle carapine e provare più di un assaggio: ogni gelateria racconta una pagina diversa della stessa, dolcissima, storia.
Last modified: Agosto 17, 2025

