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Laurea, pranzo con la famiglia e poi la fuga: dove si nasconde Andrea Cavallari, il condannato per la strage di Corinaldo

Bologna (lunedì, 7 luglio) — L’unica cosa certa, al momento, è che Andrea Cavallari si è effettivamente laureato. Lo conferma il certificato rilasciato dall’Università di Bologna e visionato anche dalla polizia penitenziaria, che da giorni è sulle sue tracce. Il 26enne, condannato a oltre undici anni di carcere per la strage di Corinaldo, è irreperibile da giovedì scorso, quando non ha fatto ritorno al carcere della Dozza di Bologna dopo un permesso premio.

di Virginia Spennacchio

Secondo quanto ricostruito, la mattina del 3 luglio la madre lo aveva prelevato dal carcere per accompagnarlo all’università, senza la scorta della polizia penitenziaria. Dopo la discussione della tesi, Cavallari ha festeggiato con un pranzo in un ristorante del centro insieme a madre, padre e nonna. Era previsto che venisse riaccompagnato in carcere entro le 18, ma da quel momento si sono perse le sue tracce.

Le indagini: nessuna traccia di Cavallari

Le ricerche, condotte dalla polizia penitenziaria e dal Nucleo investigativo territoriale, sono iniziate immediatamente. Non si sa se il giovane sia solo o accompagnato, e nemmeno se la fidanzata possa aver avuto un ruolo. La comandante Annunziata Nudo ha spiegato che i familiari, interrogati, non avrebbero fornito informazioni utili. Intanto il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha chiesto una relazione dettagliata al carcere.

L’appello dei familiari: “Riconsegnati”

La famiglia, presente alla laurea insieme alla fidanzata, ha lanciato un appello pubblico attraverso i telegiornali: “Invitiamo Andrea a tornare in carcere. Deve farsi vivo con noi o con le autorità”, ha dichiarato il padre al Tg2. Più duro il patrigno: “Dopo quello che ha fatto, non ci si può fidare”.

La rabbia dei familiari delle vittime

Giuseppe Orlandi, padre di Mattia, uno dei sei morti nella tragedia del 2018, confida nella giustizia: “Sono certo che verrà presto catturato e che sconterà la pena. Forse serviva un braccialetto elettronico”. Cavallari faceva parte della cosiddetta “banda dello spray”, responsabile del panico alla Lanterna Azzurra, che provocò la morte di cinque minorenni e di una madre di 39 anni.

Il dibattito sui permessi premio

La fuga ha riacceso le polemiche sui permessi concessi ai detenuti. Il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo, ha chiesto di rivedere la norma che regola queste concessioni, proponendo di escludere chi ha commesso reati gravi. Il caso approderà anche in Parlamento con un’interrogazione al ministro Nordio, presentata dal Movimento 5 Stelle.

Il ruolo dell’università

Il rettore dell’Alma Mater, Giovanni Molari, ha chiarito che eventuali decisioni sulla scorta spettano al magistrato di sorveglianza. Attualmente, circa sessanta detenuti seguono un percorso universitario a Bologna, con frequenti difficoltà legate alla gestione delle restrizioni e dei trasferimenti di informazioni.

Il garante dei detenuti: “Non demonizzare i permessi”

Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti, invita a non demonizzare strumenti come il permesso premio, pur riconoscendo la sofferenza delle famiglie delle vittime, che vedono trascurate le loro istanze.

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Last modified: Luglio 7, 2025
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