Zola Pedrosa (giovedì, 2 ottobre 2025) — Un nuovo caso di crisi industriale scuote l’area metropolitana di Bologna. La Leggaro Composites Mind, azienda con sede a Zola Predosa specializzata nella realizzazione di componenti in materiali compositi per il settore medicale e l’automotive, ha comunicato l’intenzione di chiudere lo stabilimento entro dicembre 2025. Una decisione che mette a rischio 15 posti di lavoro diretti su 20, oltre a diversi contratti interinali destinati a non essere rinnovati.
di Virginia Spennacchio
La notizia è arrivata dopo l’incontro tra i vertici aziendali e i rappresentanti sindacali. Secondo quanto riportato dalla Fiom-Cgil, la proprietà – parte del gruppo indiano Tsf, subentrato nel 2020 – ha scelto di avviare la procedura di cessazione dell’attività e di licenziamento collettivo. Al contrario di quanto auspicato dal sindacato, non si è optato per un nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, misura che avrebbe potuto tamponare la riduzione degli ordini.
La Leggaro era stata fondata nel 2006, conquistando commesse di rilievo anche nel campo del lusso e del motorsport. Negli ultimi anni, tuttavia, la sua posizione sul mercato si è progressivamente indebolita. Secondo i delegati sindacali, la proprietà avrebbe adottato scelte precise volte a trasferire parte delle attività produttive in India, lasciando lo stabilimento emiliano sempre più marginale.
Non si tratta della prima crisi vissuta dai lavoratori di Zola Predosa. Già nel 2021, nonostante l’arrivo di finanziamenti regionali e le promesse di un rilancio produttivo, l’azienda aveva optato per una riduzione del personale. Allora come oggi, spiegano i sindacati, gli annunci di crescita e gli impegni su nuove linee di sviluppo – in particolare legate alla prototipazione per hypercar – non hanno avuto seguito.
Il sindacato Fiom-Cgil ha organizzato uno sciopero immediato per protestare contro la scelta aziendale, chiedendo il ritiro della procedura di licenziamento e la salvaguardia dei posti di lavoro. “È un copione già visto – ha dichiarato il rappresentante Antonio Felice –: si promettono investimenti, ma alla fine si scaricano i costi sulle spalle dei lavoratori. La produzione viene trasferita in India, mentre in Italia restano solo le conseguenze occupazionali”.
Nelle prossime settimane sono previste nuove mobilitazioni. I dipendenti e la Fiom hanno infatti annunciato che non resteranno in silenzio e continueranno a lottare per difendere l’occupazione e il futuro dello stabilimento di Zola Predosa.
Last modified: Ottobre 2, 2025


